mercoledì 18 novembre 2009

I CARIOLANTI su SugarPulp.it a firma di Matteo Strukul


Sacha Naspini, I Cariolanti
Ed. Elliot, 2009, pp. 158, € 13,60

Con una scrittura elegante, colta, a tratti quasi anticata, Sacha Naspini firma per Elliot un romanzo che rimanda inevitabilmente a certe atmosfere clas siche francesi: quelle di Victor Hugo o, magari, ai racconti dell’orrore di Guy de Maupassant. Fatte le debite proporzioni, sia ben chiaro. Rimane il fatto che i fatti crudi, rabbiosi, a tratti addirittura bestiali sono per alcuni aspetti parenti stretti anche di un certo tipo di letteratura gotica: quella di Walpole o, appunto, di Maupassant.
Perciò, forse, non potremo definire questo romanzo esattamente pulp, resta il fatto che episodi di cannibalismo, assas sinii, educazione infantile deviante e deviata non mancano nelle pagine de “I Cariolanti”.
Ecco, se proprio doves simo provare a trovare analogie con un contemporaneo ci verrebbe probabilmente in mente il Pascal Francaix de “Le madri nere” pubblicato in Italia da Meridiano Zero o magari certe cose di Gianfranco Manfredi per Gargoyle. A livello cinematografico paiono quasi naturalmente avvicinabili le sequenze, violentis sime ma esteticamente ineccepibili, de “Il patto dei lupi” di Christophe Gans.
Fin qui i para phernalia narrativi di riferimento.
Perché poi, a ben vedere, l’ambientazione di Naspini è tutta italiana e coincide con la campagna toscana della prima guerra mondiale.
Non solo, l’autore dimostra fin dalle prime battute di saper gestire in modo credibile e ben calibrato le voci dei diversi personaggi, costruisce una trama magari non fitta o tropppo complessa ma equilibrata, omogenea e che sa crescere nel girar di pagine. Il plot, non veloce, srotola comunque i climax e le progres sioni con intelligenza.
La sensazione, allora, è quella di troversi di fronte ad un bel romanzo d’avventura, costruito in modo raffinato, non privo di efferatezze e dettagli raccapriccianti ma che ben riesce ad unire iperviolenza e bellezza formale.
Non è cosa da poco, questa. Anzi, per molti aspetti rappresenta una cifra stilistica originale e fresca che ben caratterizza il romanzo di Naspini.
Seguire l’infanzia di Bastiano, bimbo inconsapevole, figlio di genitori ridotti in miseria al punto da costruire una casa che è più una caverna ottenuta da un buco nel terreno del bosco che una capanna, è da subito una sfida interes sante per il lettore. Ancor più se quell’infanzia è condita da digres sioni da favola nera che disegnano un’adolescenza scandita da riti di pas saggio e esperienze a tratti deliranti figlie della disperazione e di un mondo borderline che Naspini indaga in modo efficace e attento. Ma poi Bastiano cresce e allora arrivano l’amore per Sara e poi la galera e i nuovi cataloghi di efferatezze e dolore vis suti all’ombra della seconda guerra mondiale.
Un romanzo di deformazione, quindi, in cui la rabbia degli uomini e la lotta per sovpravvivere suggeriscono un breviario di ordinaria follia che costituisce l’ossatura di un libro che parte quasi in sordina e accelera progres sivamente in una corsa contro il tempo in cui il protagonista baratta la perdita dell’innocenza con la neces sità di rimanere in piedi in tutta la sua bestiale e primitiva urgenza.
Crudele e affascinante ad un tempo.

Matteo Strukul per SugarPulp.it

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